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I templi e i giardini di Hanoi, il Mausoleo di Ho Chi Mihn e le pagode di Quan Thanh e Tran
Quoc, in Vietnam le architetture fanno il paio con bellezze naturalistiche, su tutte la baia di
Ha Long con le sue acque turchesi che circondano le imponenti rocce calcaree pullulanti
di vegetazione e disposte come gocce casuali sullo specchio d’acqua. Non è difficile
capire perché il Vietnam sia una meta turistica di grande fascino e un paese dalla cultura
tutta da scoprire, l’incremento delle percentuali di affluenza dell’ultimo periodo
raccontano però i risultati di un importante sforzo profuso al fine di portare in alto le
quotazioni turistiche dello stato asiatico.
L’alta stagione turistica per il Vietnam corrisponde al periodo compreso tra dicembre e
aprile, ovvero quando le piogge sono meno frequenti e il clima è mediamente mite per
tutta il paese, che ha una conformazione stretta e lunga ed è attraversato da paesaggi e
climi diametralmente diversi. Secondo le rilevazioni del Ministero del Turismo di Hanoi
nei primi sei mesi dell’anno sono arrivati in Vietnam poco meno di 8 milioni di turisti da
tutto il mondo, più 27,2% nel confronto con il 2017. Il dato pubblicato sul sito ufficiale del
ministero è segmentato anche per singoli paesi e continenti: soprattutto dall’Asia arrivano
la maggior parte dei vacanzieri, ben 6 milioni, seconda è l’Europa a un milione e terza
l’America con mezzo milione. Insomma, è corretto dire che il turismo vietnamita sia tra i
più in salute e con livelli di crescita davvero interessanti.
Non si tratta di un successo maturato per caso, anzi, nello specifico dei dati sull’affluenza
europea possiamo chiaramente vedere quale sia stata l’influenza di alcune scelte del
governo vietnamita, su tutte quella di non rendere più obbligatorio il visto per alcuni
paesi dell’Unione Europea. Si tratta di un provvedimento entrato in vigore nel 2015 che
prevede per i cittadini di 5 paesi europei (ritenuti “tranquilli” dal governo vietnamita) il
soggiorno in Vietnam per meno di quindici giorni senza obbligo di visto. L’Italia è tra i
paesi che giovano di questa legge, gli altri sono Regno Unito, Germania, Francia e
Spagna.
Prendendo a riferimento l’Italia possiamo ben vedere quale sia stato l’effetto immediato di
questa sorta di lascia passare: nel 2016 la presenza dei nostri connazionali alla latitudine
di Hanoi è stata, in numeri assoluti, di 51.265 persone, +27,2% rispetto all’anno
precedente in cui ancora bisogna presentare il regolare visto. L’anno dopo gli italiani a
scegliere le vacanze in Vietnam sono stati circa 58 mila, +13,22%. Il rilevamento più
recente, ovvero gennaio-giugno 2018, ha fissato a 33.183 la presenza tricolore nel paese
indocinese, +17,6% rispetto al 2017. Sicuramente ha contribuito a questo trend positivo
anche il lavoro di diversificazione dell’offerta da parte delle agenzie di viaggio nostrane
che spesso abbinano il tour del Vietnam ad una più ampia visita comprendente anche Laos e Cambogia. Ma il Ministero del Turismo vietnamita ha messo a segno un ottimo
colpo.
Da un punto di vista logistico e burocratico si tratta di uno snellimento non da poco: prima
per un visto da 30 giorni bisognava fare richiesta tramite una lettera d’invito cui molte
agenzie provvedevano al costo di 15 dollari circa. In più, una volta atterrati, nella maggior

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parte degli aeroporti era possibile chiedere il visto direttamente in loco al costo di 45
dollari. Oggi un ingresso da 30 giorni nel Vietnam costa al richiedente 90 euro, se si
usufruisce di un visto gratuito da 15 giorni ma si vuole ritornare subito nel paese bisogna
aspettare almeno 30 giorni per poter usufruire nuovamente della gratuità.
Oltre alla velocizzazione delle code ai controlli bisogna considerare il ritorno pubblicitario
di tutta questa operazione visto che ormai è voce diffusa che il Vietnam non faccia più
richiesta del visto, almeno a noi italiani, e che quindi sia ancora più conveniente e
semplice recarsi in visita al paese. D’altronde l’operazione è andata talmente bene che la
validità del provvedimento e stata prolungata fino al 2021 e c’è da scommettere che lo
sarà ancora e che, a titolo di previsione, la legge possa includere anche altri paesi
europei. Bisogna, infatti, considerare che è l’Europa il vero mercato da conquistare per
il turismo vietnamita visto che dall’Asia sono arrivati circa 6 degli 8 milioni di turisti giunti
fino a giugno sulle sponde vietnamite. Sullo stesso periodo di rilevazione l’Europa ha
registrato un +11% rispetto al 2017, l’Italia è seconda solo alla Finlandia in virtù del
+37,8% scandinavo, la Russia invece è il paese europeo con più turisti che quest’anno si
sono recati in Vietnam, ben 338 mila.

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