Lo sapete di essere tutti schiavisti? Lo sapete che ogni cosa che usate e che possedete è frutto dello schiavismo? Lo sapete che i bambini pakistani sono schiavi già a 13 anni?

E’ inutile pensare di non essere coinvolti in questo sistema. Ognuno di noi inevitabilmente consuma e conseguentemente alimenta lo sfruttamento di bambini, operai e contadini che vivono nelle aree mondiali della produzione industriale.
Una soluzione c’è, ci sarebbe: cambiare le nostre abitudini ed iniziare ad intraprendere un consumo più responsabile. Per farlo prima di tutto abbiamo bisogno di capire oggettivamente quanta forza-lavoro di “schiavi” richiede mantenere il nostro personale stile di vita.

Per farlo arriva in aiuto Slavery Footprint, il primo sito internet che riesce a calcolare quanti schiavi stanno lavorando per te per permetterti la vita che fai; un progetto virtuale e interattivo, ideato dall’organizzazione no profit Call+Response, nato per  inseguire e analizzare le inevitabili impronte che ogni consumatore, più o meno consapevole, lascia dietro di sé ad ogni acquisto. Niente paura, lo scopo non è quello di terrorizzare, né quello di insinuare scomodi sensi di colpa. L’idea di base è semplicemente quella di destare ognuno di noi per motivarci a chiedere ai brand di puntare meno sulla pubblicità e pretendere meno bombardamento visivo e più informazione.

Ma in cosa consiste praticamente questa applicazione? Slavery Footprint è un piccolo quiz dalla grafica molto accattivante, una sorta di test investigativo sulle nostre abitudini: 11 semplicissime domande circa il nostro stile di vita aiutano Slavery Footprint ad indicarci esattamente quanto incidiamo sul fenomeno schiavitù. Ad ogni domanda, si accompagna un aneddoto, una spiegazione, un riferimento a fatti di cronaca o un meticoloso rimando a dati e statistiche. Slavery Footprint riesce a spiegare cose agghiaccianti con una grafica accattivante, ben studiata e molto chiara, rendendo la Slavery Experience addirittura divertente!

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Ma non finisce qui! Slavery Footprint ha lanciato anche un’applicazione per iPhone e Android, per sapere, in tempo reale, la linea etica di un brand, effettuando un check in nel negozio e, nello stesso tempo, interrogando il marchio sui suoi metodi di produzione. Insomma, il team di Slavery Footprint lavora per coinvolgere privati e imprese in azioni di consapevolezza e prese di posizioni contro la schiavitù sommersa, conducendo anche azioni off-line, programmi di educazione e di mobilitazione. Lo scopo di questa organizzazione è quello di fornire le informazioni e combattere lo schiavismo per far si che, da domani, il maglioncino che compreremo abbia un’etichetta con scritto “MADE IN A FREE WORLD”.

Noi abbiamo già fatto il test e, con non poco stupore, abbiamo scoperto di sfruttare 39 schiavi. Considerando il fatto che la media tra le persone che hanno effettuato il test è di 26, siamo consapevoli che dovremo rivedere quanto prima le nostre abitudini! E voi? Cosa aspettate a partecipare? Fateci sapere il vostro punteggio e ricordatevi che in questo “gioco” vince chi ha meno di tutti!

Fonte: Toylet.it